Catacombe di San Gaudioso

Catacombe di San Gaudioso

Le anime della Catacomba

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Sotto la Basilica di Santa Maria della Sanità, centro nevralgico del Rione, sorge quello che era il secondo cimitero paleocristiano più importante della città.
La struttura catacombale, formatasi probabilmente sulla sede di una preesistente necropoli greco-romana, andò comunque sviluppandosi nell’allora disabitato vallone della Sanità (attuale Rione Sanità) dove, secondo la tradizione, aveva trovato sepoltura san Gaudioso, un vescovo dell’Africa settentrionale naufragato a Napoli e qui vissuto fino alla morte dopo avervi fondato un monastero ed essersi guadagnato fama di santità. La sua tumulazione avvenne fra il 451 e il 453 e il luogo, benché custodisse anche la tomba di un altro vescovo, san Nostriano, divenne oggetto di venerazione nei suoi confronti e noto da allora con il suo nome.

Come detto, l’intera zona rimase disabitata e pressoché “dimenticata” durante tutto il Basso Medioevo anche per via delle numerose frane di fango che, dalla soprastante collina di Capodimonte, si riversavano fino al “borgo dei vergini” (per questo motivo quelle frane venivano denominate “lave dei vergini”) sommergendo ogni elemento che incontravano sul loro cammino. Solo intorno al Cinquecento, proprio a partire dal borgo, che era la parte terminale del vallone della Sanità (toponimo entrato in uso a quell’epoca per indicare la salubrità dei luoghi ma anche le guarigioni miracolose attribuite alla presenza delle catacombe cristiane), prese avvio l’urbanizzazione di quei rioni periferici e, con essa, tornò in auge anche la loro funzione sepolcrale. Nel secolo successivo, con la costruzione della basilica di Santa Maria della Sanità esattamente sopra l’antica chiesa o cappella di San Gaudioso, il cimitero sotterraneo venne “rimodernato” con profonde alterazioni della sua struttura originaria e la distruzione di alcune sue parti. In seguito all’epidemia di peste del 1656 le vaste cave di tufo all’interno del vallone divennero un grande cimitero a cielo aperto e qui, all’epoca di Gioacchino Murat, furono trasferite numerose ossa provenienti dalle “terresante” cittadine nonché le vittime di altre pestilenze, come il colera del 1836. Oggi resta solo una piccola porzione di quelle che furono le catacombe originarie.
fonte: wikipedia.org

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